sabato 3 marzo 2012

Iniziamo intanto con la filastrocca

LA FILASTROCCA


Il termine “filastrocca” deriva da “fila” (voce del verbo filare) e “strocca”, un tipo di seta in filigrana.
Le filastrocche hanno origini molto antiche e sono di provenienza incerta.

Sono brevi componimenti in versi, di uguale o diversa lunghezza (e raccolti o meno in strofe), per lo più rimati e orecchiabili, caratterizzati da un ritmo cadenzato e veloce, che può essere riprodotto in maniere diverse. Possono essere musicate e cantate.
Le rime sono per lo più baciate o alternate. Talvolta in un componimento sono anche diversamente combinate (La farfalletta).
Alcune filastrocche contengono ritornelli, gruppi di versi che si ripetono, talvolta con qualche variazione di termini (Topolino Topoletto, zum pa pa, Canzone delle sette streghe).
Tra le filastrocche in dialetto si annovera la zirudella (o cirudella). La zirudela, in dialetto bolognese, è un caratteristico componimento umoristico, tipico del Bolognese e parzialmente diffuso anche nel Ferrarese e nel Modenese. Lo spirito della zirudella è affine a quello dello stornello, ma la struttura tipica è caratterizzata da versi quasi sempre ottonari e in rima baciata.

Inizialmente le filastrocche venivano tramandate a voce, per lo più in lingua dialettale (Quasst l è al dìd manlèn, La manenna mata, Stella stellina), e recitate soprattutto dai nonni ai bambini, che le imparavano a forza di ascoltarle; poteva succedere che, se non venivano ricordate, subissero modificazioni o addirittura venissero reinventate (questo spiega la somiglianza tra molte filastrocche che hanno infatti origine dallo stesso capostipite).
In seguito vennero trascritte e raccolte in volumi ampiamente illustrati.
Nell' '800 furono inoltre inserite nei testi scolastici, perché erano facili da comprendere e da imparare.
Le filastrocche infatti avevano principalmente funzione educativa: servivano (e in parte ancora servono) ad accrescere le conoscenze dei bambini e a introdurli nel mondo degli adulti (non si dimentichi infatti che fino a un secolo fa i bambini crescevano molto più in fretta di adesso e già dopo i dieci, undici anni collaboravano con i genitori al mantenimento della famiglia). Spesso parlavano di lavoro e di mestieri (Michelaccio, La scelta del mestiere, I luoghi dei mestieri).
Trasmettevano la cultura del tempo, impartivano regole e norme di comportamento (I luoghi dei mestieri, Pierino Porcospino, Essere bambini è bello?), insegnavano termini (Cioccolata), alcuni dei quali ora in disuso, numeri e nozioni utili per la vita di tutti i giorni (La settimana, Lunedi' lunnera', Trenta giorni). E in modo divertente (Malata).
Questo perché le filastrocche tradizionali avevano anche funzione ricreativa. Erano spesso canzonette non sense: mettevano in scena personaggi strani con tratti fisici particolari reali o fantastici (Chi mi fa ridere), descrivevano comportamenti assurdi, abbinavano elementi più disparati e rispecchiavano situazioni della vita quotidiana in modo scherzoso e ludico (Due oche di Ostenda). In esse i contenuti non erano la componente più importante: quello che contava erano la musicalità e il gioco delle rime da cui scaturivano le immagini sorprendenti e bizzarre che le caratterizzano (Uno Due Tre).
A queste soprattutto si riallacciano le filastrocche moderne che valorizzano in particolare la possibilità di ampliare o di variare il componimento a piacere, diventando così lunghe lunghe e matte matte, un fuoco d’artificio di immagini sonore.
Gli effetti fonici costituiscono talvolta lo scopo stesso della composizione. I versi si sviluppano intorno a consonanti e gruppi consonantici in posizione diretta e inversa, per realizzare giochi di suono e far acquisire la giusta articolazione fonologica (R in amore e in guerra, Il povero Pinocchio).
Nei volumi e nei siti di filastrocche compaiono ora testi per tutte le occasioni: filastrocche che richiamano antiche formule magiche (Per far diventare verdi i semafori), esprimono auguri (Conosco una che ahimè) e scongiuri (Contro la luna storta), soprattutto contro i malanni (Contro il raffreddore), tramandano formule propiziatorie, raccontano usanze e tradizioni, storielle piacevoli o spaventose che educano al rispetto delle regole e dei divieti (La storia del bambino che si succhia i pollici), raccolgono proverbi, modi di dire e indovinelli (La scuola, Babbo Natale, La locomotiva), contengono giochi di parole (Apelle figlio d’Apollo) costituiscono scioglilingua (Scioglilingua), tiritere e cantilene (E io canto la cantilena).
Alcune filastrocche vengono usate per far addormentare i bambini e costituiscono vere e proprie ninna-nanne (Filastrocca della lana).